UNA LITANIA di cadaveri punteggia tutta l' autobiografia che "Angiolino" ha tracciato nelle duecento pagine di verbale riempite finora. Dall' arrivo a Milano nei primi anni Settanta, piccolo banditello che si cimenta con le rapine, all' arresto del "pericolo pubblico" re della cocaina e delle bische. Con le rapine Epaminonda fece poca strada: "non valevano la pena, si rischiava per troppo poco", ha spiegato. Per tirare avanti passò al piccolo spaccio di cocaina, finchè, latitante, conobbe in una bisca Francis Turatello. "Faccia d' angelo" prese in simpatia quel ragazzotto sveglio, e "Angiolino" venne ammesso nell' organizzazione. L' esordio in affari fu segnato dall' apertura della bisca di via Cellini, che Epaminonda gestiva insieme con i fratelli Mirabella, detti "fratelli Cipudda", destinati a diventare i suoi più accesi rivali. Alla bisca di via Cellini è legata una coincidenza: a fare irruzione nel locale fu, il 20 aprile ' 80, il maresciallo della polizia Ennio Gregolin, finito ora in carcere per associazione mafiosa dopo il "pentimento" di Epaminonda.